Incontro con Mario Desiati
Martedì 11 marzo, nella suggestiva cornice di Villa Nobel, si è tenuto l’incontro con Mario Desiati, vincitore del Premio Strega 2022, per la presentazione del suo ultimo romanzo Malbianco (Einaudi). L’evento, parte della rassegna letteraria “Sa(n)remo Lettori”, è stato aperto dai saluti del vicesindaco Fellegara, che ha sottolineato l’importanza della letteratura come strumento di riflessione per la crescita culturale dei giovani. A dialogare con l’autore sono state Lucia Jacona, dirigente dell’Istituto Colombo, e la prof.ssa Francesca Rotta Gentile, curatrice della rassegna. La serata è stata arricchita dagli intermezzi musicali degli studenti Gabriele Scalise e Matteo Menichetti, con la direzione del prof. Fabrizio Vincitorio.
L’incontro ha preso avvio da uno dei grandi topoi letterari, quello del ritorno (nóstos), per esplorare il modo in cui Malbianco affronta il tema della memoria e della rimozione del passato. Se in Spatriati Desiati aveva raccontato la fuga e la ricerca di una nuova identità lontano dalle radici, in Malbianco il protagonista, Marco Petrovici, sceglie il percorso opposto: tornare nella terra d’origine per fare i conti con ciò che è stato. Un ritorno che non è pacificato, ma che si scontra con il dolore rimosso e con le ombre del passato, in un dialogo costante tra la ricerca della verità e la necessità dell’oblio. Il titolo stesso del romanzo richiama un particolare fenomeno naturale: il malbianco, un fungo parassita che avvolge gli alberi sotto un velo bianco, fino a farli scomparire. Una metafora potente della progressiva cancellazione della memoria e dell’incapacità di affrontare il male che si annida nelle omissioni e nelle rimozioni, sia individuali sia collettive.
Tra le immagini più suggestive del romanzo, il bosco assume una valenza quasi mitica, luogo di attesa, di trasformazione e di rivelazione, è il custode muto della memoria, testimone di un tempo che non dimentica, a differenza degli uomini. Come ha sottolineato Desiati, nella sua scrittura il paesaggio non è mai solo uno sfondo ma un elemento vivo, capace di riflettere i conflitti interiori dei personaggi.
Altro tema centrale dell’incontro è stato il valore terapeutico della scrittura. Nel romanzo si legge: “Se il trauma appare sotto forma di racconto su un pezzo di carta, non apparirà sul corpo.” Una frase che racchiude l’idea della narrazione come strumento di elaborazione del dolore, un atto necessario per non lasciare che il male si trasformi in un’ombra silenziosa capace di contaminare il presente. A questo si collega anche la potenza della poesia e della musica, viste come forme di resistenza e cura, proprio come avveniva per i tarantolati del Sud Italia, che attraverso la danza e il ritmo esorcizzavano il veleno della taranta (o del “cattivo passato”).
L’incontro è stato un momento di grande partecipazione e intensità, capace di toccare corde profonde nel pubblico. Attraverso Malbianco, l’autore ha condiviso una riflessione sulla memoria, sulla rimozione e sulla necessità di affrontare il passato per non esserne inghiottiti. Il viaggio narrativo di Desiati continua a esplorare le fragilità e le contraddizioni dell’identità umana, confermandosi una voce sensibile e autentica della letteratura contemporanea.
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